Cosa resta oggi
Nonostante la basilica voluta da Desiderio sia stata distrutta, alcune tracce del suo splendore sono ancora visibili. In particolare, gli scavi successivi alla Seconda Guerra Mondiale hanno portato alla luce i resti del pavimento.
Proprio il pavimento è stato riprodotto da Erasmo Gattola in un’incisione del 1733. Gattola lo descrive con precisione: sappiamo infatti che era formato da marmi policromi disposti in complessi disegni geometrici. Oltre al valore estetico, il pavimento aveva una funzione pratica: aiutava i monaci a posizionarsi correttamente durante le celebrazioni liturgiche e a individuare i punti in cui collocare oggetti come, ad esempio, i candelabri.
Riproduzione del pavimento della chiesa abbaziale di Desiderio (da E. Gattola, Historia abbatiae Cassinensis, Venezia 1733, I)
Sempre grazie alle incisioni di Gattola è stato possibile identificare anche i portali della chiesa.
Riproduzione dei portali della chiesa abbaziale di Desiderio (da E. Gattola, Historia abbatiae Cassinensis, Venezia 1733, I)
Dei portali oggi possiamo ammirare gli stipiti, scolpiti con raffinate decorazioni geometriche e naturalistiche, originariamente arricchite da tessere di mosaico. Queste sculture rivelano un forte legame con la tradizione classica romana e sono conservate, insieme ai resti del pavimento, nel museo dell’abbazia
Museo dell’abbazia di Montecassino, resti dei portali di ingresso alla chiesa abbaziale di Desiderio
Infine, uno degli elementi meglio conservati è la porta di bronzo che dava accesso alla chiesa. Desiderio se la fa donare dall’influente mercante amalfitano Mauro. La porta di bronzo, composta da formelle realizzate a Bisanzio e assemblate a Montecassino, è stata rimaneggiata nel tempo, ma nel complesso le lastre di bronzo sono ancora quelle originarie.
La più alta testimonianza sopravvissuta dello splendore della basilica è però il corredo librario, realizzato appositamente per la consacrazione della chiesa e per le celebrazioni religiose. Molti manoscritti si sono infatti conservati in perfette condizioni e costituiscono la massima espressione dell’eredità culturale di Desiderio.

















