L’ambiente comincia a comparire in modo stabile nei monasteri tra il VII e l’VIII secolo. In questo periodo inizia a crescere la richiesta di copie di testi sacri e di altri manoscritti.
Nella già citata pianta di San Gallo, ad esempio, sotto la biblioteca, troviamo una stanza chiamata “sedes scribentium” (“la stanza dei copisti”), dove lavorano i monaci che copiano i manoscritti. Il monaco francese Héric d’Auxerre dell’abbazia di Ferrières, nel IX secolo, riporta che l’abate Lupo aveva creato una “cripta destinata agli scribi”, cioè dedicata alla scrittura.
Nonostante le differenze con le biblioteche moderne, nei monasteri benedettini medievali si sente già la necessità di avere uno spazio per copiare e conservare i libri, in modo che possano essere tramandati nel tempo.