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Striscione blu con i loghi di Unione Europea, Ministero Università e Ricerca, PNRR, UniCassino, Sapienza e testo correlato.

La chiesa abbaziale di Desiderio

Il modello 3D che qui si propone riproduce nel modo più fedele possibile la basilica desideriana così come viene descritta da Leone Ostiense. I colori applicati (“texture”) sul modello servono a rendere l’idea dei materiali e delle decorazioni dei diversi elementi che componevano l’architettura e gli arredi liturgici, sulla base delle notizie ricavate dalle fonti, delle tracce materiali superstiti e delle immagini storiche.

La chiesa – lunga circa 46 metri, larga 19 e alta 12 – aveva un impianto basilicale a tre navate, transetto sopraelevato e tre absidi – di cui la centrale maggiore delle due laterali – con copertura a capriate e controsoffitto di legno dipinto. Due file di 10 colonne antiche separavano le navate, mentre la luce naturale filtrava attraverso 53 finestre.

Lo spazio sacro era organizzato in due grandi aree: l’aula della navata accessibile ai fedeli, più vicina all’ingresso, e quella riservata ai monaci, separata da recinzioni marmoree. Questa, era suddivisa tra il coro, nella navata centrale, e l’area del santuario, nel transetto, con l’altare maggiore al centro e altri tre altari.

Le navate erano impreziosite da un pavimento a tarsie marmoree realizzato da maestranze orientali impiegando diversi tipi di marmi antichi. Composto da riquadri in forma di tappeti a motivi geometrici regolari, era ripartito in funzione delle diverse aree della chiesa, con riquadri allineati lungo l’asse centrale della navata, più grandi al centro dell’aula e nel coro, caratterizzati dalla presenza di dischi di porfido (“rotae”).

Modello 3D di un edificio rettangolare a due piani con tetto a falde e finestre ad arco, su una piattaforma circondata dall'acqua.

La basilica di Montecassino al tempo dell’abate Desiderio. Modello ricostruttivo a cura di Manuela Gianandrea, Ruggero Longo ed Elisabetta Scirocco; elaborazione grafica di Giulia Chellini.

La prima parte della chiesa era illuminata da un grande lampadario (“pharus”) d’argento, decorato con torrette, da cui pendevano 36 lampade. Davanti al coro si innalzava una grande croce. Poco distante, fuori dal coro, erano collocati due arredi liturgici di grande importanza: l’ambone per le letture e il canto liturgico, e il candelabro per il cero pasquale.

Quest’ultimo era formato da una colonna d’argento alta 2,65 metri, parzialmente dorata, posta su una base romana in porfido conservata nel Museo dell’Abbazia. L’ambone, che sappiamo essere stato di legno decorato con i colori porpora e oro, è stato qui ipoteticamente ricostruito sul modello degli amboni rappresentati nei rotoli di Exultet realizzati nello “scriptorium” dell’abbazia al tempo di Desiderio.

Alle spalle dell’ambone si ergeva la fronte del coro dei monaci: un setto composto da lastre e pilastrini in marmo alti 1,60 metri, sormontati da 6 colonnine rivestite in lamina d’argento, alte 2 metri a sorreggere una trave lignea – epistilio – con 13 icone bizantine. La recinzione del coro era larga poco meno dei 10 metri di ampiezza della navata. Un’ulteriore trave rivestita in bronzo correva al di sopra dell’epistilio ligneo, garantendo l’ancoraggio della struttura alle pareti.

Dalla trave bronzea, sostenuta da mensole anch’esse di bronzo in forma di braccia e mani, pendevano lampade per illuminare le icone sottostanti, mentre al di sopra erano posti 50 candelieri. Il recinto presentava un vano di accesso al centro, con il suo cancelletto in argento. Le due lastre del recinto ai fianchi dell’ingresso erano in porfido, rosso da una parte, verde dall’altra; il resto del recinto era in marmo bianco.

All’interno, disposti in due file lungo i lati, si trovavano gli stalli lignei dove i monaci sedevano durante la liturgia e la preghiera. Il coro era chiuso verso le absidi dalla sopraelevazione del transetto, con un salto di quota di 1,85 metri, consentito da 8 gradini al centro. Sul ciglio del piano rialzato erano poste 4 transenne parapetto bronzee, due per ogni lato ai fianchi della rampa di scale, intervallate da pilastrini sui quali si ergevano croci d’argento. Sulle transenne, 4 colonnine lignee rivestite d’argento supportavano infine una trave dello stesso materiale.

Il centro del santuario era il sepolcro di san Benedetto, trovato da Desiderio durante i lavori. Sopra di esso era collocata un’arca in marmo pario, lunga circa 2,20 metri, con funzione di altare-tomba. Il lato frontale era rivestito da un “antependium” in oro e pietre preziose, fatto realizzare a Costantinopoli e decorato con episodi del Vangelo e miracoli di Benedetto, tutti eseguiti in smalti policromi. L’altare era coperto da un ciborio costituito da quattro colonne antiche volte a sorreggere altrettante travi, all’esterno di argento dorato cesellato e all’interno con lamine e colori.

Altri tre altari erano disposti nelle absidi: nella centrale quello di san Giovanni Battista, posto nel punto in cui Benedetto aveva fondato, nel VI secolo, il primo oratorio, e nelle altre gli altari della Vergine e di san Gregorio.