Ragioni e metodi per la ricostruzione virtuale
La chiesa del monastero, completamente ricostruita tra il 1066 e il 1071 per volere dell’abate Desiderio (1058-1087), è un monumento fondamentale per la storia dell’architettura e dell’arte del Medioevo. Di questo edificio e della sua decorazione, già profondamente trasformati nel corso dei secoli, non rimane quasi più nulla. La restituzione digitale 3D della chiesa desideriana, qui elaborata per la prima volta, ha costituito quindi una grande sfida. L’obiettivo è stato ricostruire un edificio interamente perduto insieme con i suoi elaborati arredi liturgici: altari, ciborio, ambone, recinzione per il coro dei monaci.
Sono state utilizzate tutte le tipologie di fonti disponibili: materiali, archeologiche, testuali e visive. Si tratta di dati davvero esigui, costituiti dai pochissimi frammenti materiali conservati – lacerti pavimentali, portali marmorei e porte bronzee –, da alcune fonti grafiche di epoca moderna, dai referti di scavo successivi al bombardamento del 1944, e soprattutto dalle informazioni desumibili dalla “Chronica monasterii Casinensis”.
Il testo, redatto dal monaco Leone Ostiense sotto l’abate Oderisio (1087-1105), successore di Desiderio, comprende una celebre e dettagliata descrizione della basilica, e ne attesta la magnificenza e i caratteri architettonici e artistici distintivi. La “Chronica” fornisce, per esempio, le misure e la planimetria dell’edificio, lo sviluppo in alzato, l’organizzazione degli spazi liturgici, le dimensioni degli arredi, i materiali impiegati per la loro realizzazione e decorazione, compresi i metalli preziosi e il loro peso. Per riprodurre questi aspetti nel modello tridimensionale è stato necessario un riesame approfondito del testo latino, in particolar per ciò che riguarda l’interpretazione della struttura narrativa, delle indicazioni spaziali e della terminologia impiegata.
I dati ricavati dalla “Chronica” sono stati incrociati con una serie di informazioni topografiche tratte da: due disegni planimetrici realizzati all’inizio del XVI secolo da Giovanni Battista e Antonio da Sangallo (Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi 181A, 182Ar), molto accurati ma realizzati dopo i lavori di ristrutturazione seguiti al devastante terremoto del 1349; una pianta con il pavimento medievale a tarsie marmoree (“opus sectile”) realizzata nel 1713, prima della posa del pavimento settecentesco (Gattola 1733, tav. VI); il rilievo effettuato a seguito delle indagini archeologiche condotte dal monaco cassinese don Angelo Pantoni dopo i bombardamenti e prima della ricostruzione degli anni ‘50 del Novecento (Pantoni 1973, tav. 1).
Infine, è stato essenziale ragionare sul confronto con altri edifici legati alla committenza di Desiderio, come la chiesa abbaziale di Sant’Angelo in Formis (CE), o altri più o meno coevi e culturalmente vicini, come San Menna a Sant’Agata de’ Goti (BN).














