Sono state utilizzate tutte le tipologie di fonti disponibili: materiali, archeologiche, testuali e visive. Si tratta di dati davvero esigui, costituiti dai pochissimi frammenti materiali conservati – lacerti pavimentali, portali marmorei e porte bronzee –, da alcune fonti grafiche di epoca moderna, dai referti di scavo successivi al bombardamento del 1944, e soprattutto dalle informazioni desumibili dalla “Chronica monasterii Casinensis”.
Il testo, redatto dal monaco Leone Ostiense sotto l’abate Oderisio (1087-1105), successore di Desiderio, comprende una celebre e dettagliata descrizione della basilica, e ne attesta la magnificenza e i caratteri architettonici e artistici distintivi. La “Chronica” fornisce, per esempio, le misure e la planimetria dell’edificio, lo sviluppo in alzato, l’organizzazione degli spazi liturgici, le dimensioni degli arredi, i materiali impiegati per la loro realizzazione e decorazione, compresi i metalli preziosi e il loro peso. Per riprodurre questi aspetti nel modello tridimensionale è stato necessario un riesame approfondito del testo latino, in particolar per ciò che riguarda l’interpretazione della struttura narrativa, delle indicazioni spaziali e della terminologia impiegata.
I dati ricavati dalla “Chronica” sono stati incrociati con una serie di informazioni topografiche tratte da: due disegni planimetrici realizzati all’inizio del XVI secolo da Giovanni Battista e Antonio da Sangallo (Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi 181A, 182Ar), molto accurati ma realizzati dopo i lavori di ristrutturazione seguiti al devastante terremoto del 1349; una pianta con il pavimento medievale a tarsie marmoree (“opus sectile”) realizzata nel 1713, prima della posa del pavimento settecentesco (Gattola 1733, tav. VI); il rilievo effettuato a seguito delle indagini archeologiche condotte dal monaco cassinese don Angelo Pantoni dopo i bombardamenti e prima della ricostruzione degli anni ‘50 del Novecento (Pantoni 1973, tav. 1).
Infine, è stato essenziale ragionare sul confronto con altri edifici legati alla committenza di Desiderio, come la chiesa abbaziale di Sant’Angelo in Formis (CE), o altri più o meno coevi e culturalmente vicini, come San Menna a Sant’Agata de’ Goti (BN).